(Anna riepiloga i fatti, riuscendo a controllare egregiamente le sue divagazioni oniriche e polverose.)
Io sono pavida
e questo è un difetto terribile.
Un giorno di questi
finirò a camminare sui vermi.
Quando esco
mi muovo adagio
e la città mi inghiotte.
Finisco sempre a gridare
contro i gabbiani del porto.
Quanto ai miei seni
(sono seni, queste bianche
trascurabili
piccolezze?)
a vederli, nessuno crede
che dietro ci batta un cuore.
Lei, invece, ha un corpo forte.
di dieci anni più vecchio del mio
ma inaffondabile.
La sua voce non esita mai
le sue cosce
potrebbero stritolarti.
Se servisse,
saprebbe essere crudele:
l’ho capito da come si gonfiano
le vene del suo collo
quando mi urla in faccia.
Io le dico:
«Perché ti sei tagliata i capelli?»
e lei mi accusa,
all’infinito.
Vuole che le restituisca un vecchio cardigan
di lana nera
e il marito.
Mi spinge, mi strattona.
Grida insulti e io immagino
che spalanchi la bocca per cantare.
«Perché ti sei tagliata i capelli?»
Non mi risponde.
Eppure è la chiave di tutto.
Si zittisce e piange,
diventa paonazza.
Se non temessi uno schiaffo,
le accarezzerei le spalle -
tenero rabbioso virgulto
dai capelli troppo corti
per poterti ancora
incatenare.












