
(Un girone di C.A.Z. nato così, al volo, intorno a un falò mentre gli altri cantavano.)
Camminava la donna-albero trascinando le sue radici sull’erba, lungo i sentieri della luna.
Le dita inanellate delle prime gemme
e la corteccia indolenzita nella parte bassa del fusto,
come se avesse dovuto partorire da un momento all’altro.
Era certa che la luna si fosse eclissata per non vedere i corpi di tutti gli uomini che il gigante aveva ucciso
e avrebbe voluto singhiozzare
o battere le mani a tempo di musica
(che fosse un canto funebre, non aveva importanza) -
se solo a un frassino fosse concesso di poter gridare
e dimenare le anche.
Eppure camminava. Avrebbe camminato in eterno, la donna-albero,
fra gli scheletri neri delle altre piante
e sulle colline grasse che cantavano
nell’ultima ora prima del crepuscolo.








