
Ondeggia lenta l’aquilegia
nel vento caldo di maggio,
mossa dalle ali invisibili
dei naviganti:
pace dopo il dolore dell’inverno
e tregua dalla ricerca
dell’ordito consunto.
Ma non c’è danza o magia
che possa proteggerci
dalla luce bianca e terribile
di ogni primavera:
oltrepasseremo il canale
di acqua torbida
e saremo polvere
fra la terra arida del campo
sotto il sole.
(La delicatezza di alcuni fiori nasconde a stento il pericolo della follia. Nel mezzogiorno, quando il sole è più caldo e le cicale gridano allarmate, possono farti perdere il lume della ragione.
Per quel che mi riguarda, coltivo l’aquilegia nell’aiuola dietro casa, dove il terreno è umido e il muschio cresce impavido fra le mattonelle del pavimento, nonostante tutti i miei sforzi per debellarlo…)
Questo post è stato pubblicato il
Luglio 6, 2009 a 9:31 am ed è archiviato in Diario blu.
Luglio 6, 2009 a 9:42 am
a novembre, ai morti, spargi generosamente del solfato di ferro, costa pochissimo ( prendi i sacchi da 25 in un consorzio agrario e non gli esosissimi secchielli da 3 o 5 kg degli ipermercati)il muschio sara’ solo un ricordo.
Luglio 6, 2009 a 9:46 am
Eh, ma vuoi mettere? La soddisfazione di constatare la perenne corruzione del muretto? Non credo che potrei rinunciarci…