Archivio per Ottobre, 2007

Cordialmente: vaffanculo

Ottobre 30, 2007

Lo dico?
Lo dico.
C’è che le parole (queste parole qui, che girano nella rete e nella rete si crogiolano, come grassi maialotti al sole) mi hanno stancata.
E mi hanno stancata anche le parole sui libri. A meno che non siano di Virginia Woolf. O della Plath.
Mi vanno bene anche Eschilo, Pirandello, Arthur Rimbaud.
Purché non siano scrittori troppo recenti.
Purché non siano stravaganti, esuberanti e non possiedano artistiche attitudini.
Io scrivo – e non lo so nemmeno io, perché scrivo.
Le mie parole non mi piacciono. Non mi sono mai piaciute.
Preferisco da sempre le tonalità indossate dagli altri, la loro voce, il loro modo di passarsi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
Io – io mi detesto, sempre.
E con me tutta la carta che produco, intasando i miei cassetti.
Una maledizione mica da ridere.
Ci provo sempre, a lasciar perdere.
Chiudo i cassetti della scrivania e insieme a loro il blog.
Funziona un mese, al massimo due.
Poi ricomincio.
E mi arrabbio. Mi arrabbio sempre, per questa macchia bianca che porto sulla schiena.
Io non ho avuto un’esistenza folgorante.
Non voglio apparire e, se chiedo qualche cosa, lo faccio sempre a voce bassa: gli altri continuano a parlare e io rimango con la mia domanda sospesa a mezz’aria.
Io non so scrivere grandi verità.
Non so stupire.
Non rimane a bocca aperta chi mi legge.
Chi mi ascolta parlare sì, perché a volte faccio ridere.
So essere un bravo pagliaccio, sapete.
Ho la lingua sciolta, quando parlo.
Ma non dico mai cose che mi stiano particolarmente a cuore.
So parlare del vostro cuore, ma non del mio.
Perciò sappiate in anticipo che riuscirò a ingannarvi.
Non sono grandiosa.
Non sono maledetta.
Non so dare tagli netti a nulla, neppure alle verdure crude.
La mia tristezza più grande è non-essere, in un mondo dove tutti SONO, e continuare a non-essere

fra queste parole del cazzo.

Ecco.
L’ho detto.

Microtette.2

Ottobre 30, 2007

Le mie erano tette d’aria. Fatte di polline, di brezza estiva, degli strilli dei bambini in mezzo ai prati.
Avevano la pesantezza delle ali di libellula, la gravità carnosa di una manciata di minuti trascorsi a fissare la trasparenza del vetro.
Anni fa me la prendevo: volevo delle tette da rappresentanza – e poche storie.
Adesso me la rido: devo stare attenta e riempirmi le tasche di terra e sassi, se non voglio essere strappata via dal vento.
Ah, le mie tette di sogni e d’incanto.

(Pubblicata su Il collaudatore di tette)

Microtette.1

Ottobre 30, 2007

© Brigitte Carnochan

Nei giorni dispari cammino gobba, come se le mie tette pesassero chissà che.
In realtà non hanno nessuna consistenza.
Sono tette d’aria, con chicchi di capezzoli.

(Pubblicata su Il collaudatore di tette)

(Istinto alla tragedia)

Ottobre 25, 2007
    «Di notte la follia mi prende alla gola.»
    C. WOLF, Premesse a Cassandra

Io grido
e la finestra esplode.
Così sono libera
e volo

ma volo fra minuscoli semi incendiati.

Ho ali di corvo
e gracchio
come un corvo.
So chi sono e anche

non lo so.

Se piango
divento polvere d’ossa -

tre volte morta.

Così non è meglio che io resti
seduta
al centro della stanza
a soffiare parole
a caso -
come sto facendo?

Cassandra su Ibrid@menti

Ottobre 24, 2007

E’ con grande gioia e soddisfazione che vi annuncio l’inserimento di Cassandra nella lista dei blog compilata da

all’interno della quale verranno scelti i dieci blog oggetto della ricerca.

Grazie, grazie e ancora grazie.

Amata censura

Ottobre 23, 2007

La notizia apparsa sul sito di Beppe Grillo, riguardante la censura fascistoide dei blog e della rete in generale, era già di per sé inquietante. E la smentita di Gentiloni, pubblicata sul suo blog il 20 ottobre scorso, non è servita certo a sollevarci d’animo. Anzi. Il Ministro delle Comunicazioni ammette di non aver letto "parola per parola" il testo di legge presentato dal Sottosegretario alla Presidenza Levi. Via, diciamocela tutta: non è che non l’abbia letto "parola per parola"; proprio non sapeva che cosa ci fosse scritto, in quel documento. E questo è piuttosto grave. Come se non bastasse, chiude il suo intervento con una frase sibillina che, invece di tranquillizzare, instilla altri dubbi: «Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare». Già. Ma se nessuno (né tantomeno Levi) volesse correggerlo, l’errore? Quante volte i nostri politicanti ci hanno rassicurato, dicendoci che non c’era nulla di cui preoccuparsi? E quante volte, invece, abbiamo dovuto far fronte a nuovi problemi, nuove tasse, nuovi balzelli e assurdità varie da mille e una frottola? D’altronde, lo sappiamo tutti che il V-Day di Grillo li ha sconvolti parecchio. Prima, non sapevano neppure che cosa ci scrivessimo, noi italiani, sui nostri blog. Poi, di colpo, l’illuminazione. Vaffanculo. Come sarebbe "vaffanculo"? E’ un oltraggio. Bisogna censurare. Censura, censura! Qualcuno mi dica che differenza c’è, in questo, rispetto ai signori della Brianza. Adesso si affrettano a smentire. A dire che non c’erano (al Consiglio dei Ministri) e che, se c’erano, non si sono accorti. Ma è imperdonabile e oltraggioso il solo fatto di aver pensato che si potessero chiudere e zittire i blog. E gli italiani insieme a loro. Vergogna, vergogna… O meglio: vaffanculo.

Questo articolo è stato pubblicato anche su Cassandra.

Blu-medea

Ottobre 19, 2007