Hai ragione, c’è questa lentezza che mi marcisce
dentro
e questo dolore tutto sommato trascurabile dei graffi che porto alla base della schiena -
ma il mio è un malanno discreto, da piedi scalzi e cicatrici inflitte
solo sulla carta.
E pure so che è difficile perdonarmi e amarmi ancora quando ho la voce stridula e le porte sbattono, mosse dall’aria che sollevo con le mie sottane -
se passo veloce da una stanza all’altra è per non vederti fra le schegge di vetro immobili, sospese nel tempo, che sono le tracce ultime
del mio strepito.








