Socrates 1908

Novembre 11, 2009

Molti anni fa, nella locanda di Cosma,
si sparava ai barili.
Un colpo e il vino zampillava
come una fontana
inturgidita per il grande caldo
e per quel desiderio di farsi sabbia
e svanire nel fiotto tiepido
di una ferita aperta.
L’ora della siesta era il tempo
delle danze a suon di singhiozzi,
nel retrobottega odoroso di aneto –
e per un secolo si è conservata
quella malìa senza nome, intrecciata
ai capelli bui delle donne.
Ogni resurrezione era un fremito
di cosce, un calcio al cane nero,
una bestemmia sussurrata
per oltraggiare il mendicante cieco.

Anche questa notte una canzone turca
fa tremare i fianchi
e ondeggiare i polsi e i rami d’ulivo;
riesce a sovrastare perfino
le chiacchiere inutili degli avventori
e il frinire fino a sera
di donne e cicale.

Sappi che qui
tu e io come altri folli impazienti prima di noi
dovremo crepitare,
stretti nell’abbraccio feroce dei naufraghi,
non più tardi della prossima alba.

(Grecia, agosto 2009)


Prologo

Ottobre 20, 2009

(Dove si ricerca la colpa e si finisce per raccontare storie)

Come mio padre fatico
a provare rimorso.

Di mia madre
conservo la forza caparbia
che la spinse a vibrare il colpo
ogni volta che fu necessario.

Nessun dramma di cui scrivere

oltre allo stupore malinconico
di essere ciò che è già esistito.

Uno ad uno vi prenderei per mano,
scrollandovi fino alla morte.
Sentitemi.
Queste sono le parole,
questa la colpa
che ricercate.

Non c’è uomo
(specie nell’ora in cui il sole
rende pericolose le colline)
che non desideri scagliare sassi e bestemmie –

bianche le pezze di stoffa consunta.

Detesto i monili,
detesto avere intimiditi piccoli seni
e i muscoli del grembo tanto irrigiditi
da non poter offrire quiete a nessun capo, seme o lacrima.

Eppure è dalla mia voce
che sentirete raccontare storie –
frammenti che non mi sono mai appartenuti
e che pure ricerco

per esistere – sarabanda testarda
donna pallida,
i cui capelli si impigliano da sempre
prima di ogni fine.


Magheia

Agosto 20, 2009

Esistono due tipi di magia. Quella creatrice e riparatrice, che ricompone i frammenti per consegnare all’essere umano quell’integrità unica, tonda, che è alla base dell’idea stessa di esistenza; e quella distruttrice, che interviene per seccare e isterilire, bruciare e accartocciare, sospingendoci verso il baratro terribile dell’ou-topia.
E se la magia si serve della parola (cantilenante, ipnotica, sussurrata come un vaticinio) per portare a termine i suoi scopi, la parola poetica è al contempo magica in quanto potenzialmente poietica e mortale, di incipit e definitiva.


L’aquilegia

Luglio 6, 2009

Ondeggia lenta l’aquilegia
nel vento caldo di maggio,
mossa dalle ali invisibili
dei naviganti:
pace dopo il dolore dell’inverno
e tregua dalla ricerca
dell’ordito consunto.

Ma non c’è danza o magia
che possa proteggerci
dalla luce bianca e terribile
di ogni primavera:
oltrepasseremo il canale
di acqua torbida
e saremo polvere
fra la terra arida del campo

sotto il sole.

(La delicatezza di alcuni fiori nasconde a stento il pericolo della follia. Nel mezzogiorno, quando il sole è più caldo e le cicale gridano allarmate, possono farti perdere il lume della ragione.
Per quel che mi riguarda, coltivo l’aquilegia nell’aiuola dietro casa, dove il terreno è umido e il muschio cresce impavido fra le mattonelle del pavimento, nonostante tutti i miei sforzi per debellarlo…)


Maggio 14, 2009

(La calda inquietudine della poesia raccoglie in sé i germogli di un’ insana tendenza a raccontare ciò che – con parole meno armoniche e calibrate – dovrebbe essere taciuto…)


Mad Bunny in front of “l’ Origine du Monde”
Foto © Yves Lecoq


Earth Day 2009

Aprile 22, 2009

Su Cassandra ho già scritto il mio pensiero a proposito di questa Giornata Mondiale della Terra.

Qui scelgo il silenzio fra gli spazi.

Che sia un felice 22 aprile per tutti.


[29 ottobre 2008]

Febbraio 23, 2009

Eri tu a sfidare il vento
per me e per te
sollevando nubi di polvere
dentro cui scomparire.
Non aveva importanza
che la tua stretta
sul mio polso
fosse troppo forte

dovevamo lottare
contro il peso del cielo
e della terra
che era sabbia
sulle nostre mani e fra le mie gonne.

Avremmo dovuto legarci
in un unico essere nero
nel suo splendore di nebulosa
tu inverecondo e io vergine,
avremmo dovuto sopravvivere
al caldo, al sole
e ai morsi di mille serpenti.

Ma venne l’urlo,
fra le montagne.
Il grido eterno
della donna che partorì sulle rocce
dando alla luce
un piccolo essere

che non piangeva.

Preferisti
la sofferenza indicibile
delle sue viscere,
il volo delle aquile,
il passo delle capre
sui terreni scoscesi.
L’amasti subito
perché era gigantesca,
immobile e non conosceva altro
che il fluire del sangue
fra le sue gambe.

Rimasi io sola,
ad aspettare il terremoto,
la folata,
il singhiozzo,
a contare gli spettri
che si agitano

in eterno

dopo il mezzogiorno.


Angeli & streghe

Gennaio 15, 2009

Due nuovi contributi, questa volta al numero 4 della rivista online di Ctonia.com, Solve et Coagula. Vi compaiono una mia poesia (Senza titolo, dalla raccolta in fieri Diario impudico) e l’articolo Angeli e streghe: figure dell’ou-topia, sulle connessioni letterarie (e, perché no, antropologiche) fra i messaggeri celesti e le fattucchiere delle nostre campagne.

Potete leggere la rivista visitando il sito di Ctonia.

Un ringraziamento particolare ad Alessandro Chalambalakis, che mi ha dato l’opportunità di partecipare al suo meritevole progetto.


[15 settembre 2008]

Settembre 15, 2008

Ti nutro con chicchi di melograno
perché torni a sanguinare il mio grembo
e a tremare la terra
al ripetersi
ossessionato
delle mie lacrime.

Sono io la Grande Malata
io la donna che non può
più
sentire dolore…


I mille travestimenti di Thanatos giullare.2

Agosto 26, 2008

Se io cucissi qui, con punti larghi, o fissandoli con semplici spilli, tutti i ricordi di te e le storie che inventavamo, sulle note di Offenbach -

se scegliessi le parole migliori, quelle con una voce forte e inflessibile
e usassi i colori della terra e della pioggia grigia di questo marzo
per dipingere la tua musica e le tue risate

e se raccontassi, a chi legge, gli stratagemmi
e le ali di paglia che usavamo
per volare alti sopra il quartiere…

non servirebbe a nulla.
Quando chiuderai la porta, lasciandomi fuori ad aspettare per chissà quanto,
non servirà a nulla.