(La calda inquietudine della poesia raccoglie in sé i germogli di un’ insana tendenza a raccontare ciò che – con parole meno armoniche e calibrate – dovrebbe essere taciuto…)

Mad Bunny in front of “l’ Origine du Monde”
Foto © Yves Lecoq
Un blog di Eloisa Massola

Mad Bunny in front of “l’ Origine du Monde”
Foto © Yves Lecoq
Su Cassandra ho già scritto il mio pensiero a proposito di questa Giornata Mondiale della Terra.
Qui scelgo il silenzio fra gli spazi.
Che sia un felice 22 aprile per tutti.
Eri tu a sfidare il vento
per me e per te
sollevando nubi di polvere
dentro cui scomparire.
Non aveva importanza
che la tua stretta
sul mio polso
fosse troppo forte
dovevamo lottare
contro il peso del cielo
e della terra
che era sabbia
sulle nostre mani e fra le mie gonne.
Avremmo dovuto legarci
in un unico essere nero
nel suo splendore di nebulosa
tu inverecondo e io vergine,
avremmo dovuto sopravvivere
al caldo, al sole
e ai morsi di mille serpenti.
Ma venne l’urlo,
fra le montagne.
Il grido eterno
della donna che partorì sulle rocce
dando alla luce
un piccolo essere
che non piangeva.
Preferisti
la sofferenza indicibile
delle sue viscere,
il volo delle aquile,
il passo delle capre
sui terreni scoscesi.
L’amasti subito
perché era gigantesca,
immobile e non conosceva altro
che il fluire del sangue
fra le sue gambe.
Rimasi io sola,
ad aspettare il terremoto,
la folata,
il singhiozzo,
a contare gli spettri
che si agitano
in eterno
dopo il mezzogiorno.
Due nuovi contributi, questa volta al numero 4 della rivista online di Ctonia.com, Solve et Coagula. Vi compaiono una mia poesia (Senza titolo, dalla raccolta in fieri Diario impudico) e l’articolo Angeli e streghe: figure dell’ou-topia, sulle connessioni letterarie (e, perché no, antropologiche) fra i messaggeri celesti e le fattucchiere delle nostre campagne.
Potete leggere la rivista visitando il sito di Ctonia.
Un ringraziamento particolare ad Alessandro Chalambalakis, che mi ha dato l’opportunità di partecipare al suo meritevole progetto.
Se io cucissi qui, con punti larghi, o fissandoli con semplici spilli, tutti i ricordi di te e le storie che inventavamo, sulle note di Offenbach -
se scegliessi le parole migliori, quelle con una voce forte e inflessibile
e usassi i colori della terra e della pioggia grigia di questo marzo
per dipingere la tua musica e le tue risate
e se raccontassi, a chi legge, gli stratagemmi
e le ali di paglia che usavamo
per volare alti sopra il quartiere…
non servirebbe a nulla.
Quando chiuderai la porta, lasciandomi fuori ad aspettare per chissà quanto,
non servirà a nulla.
(Anna riepiloga i fatti, riuscendo a controllare egregiamente le sue divagazioni oniriche e polverose.)
Io sono pavida
e questo è un difetto terribile.
Un giorno di questi
finirò a camminare sui vermi.
Quando esco
mi muovo adagio
e la città mi inghiotte.
Finisco sempre a gridare
contro i gabbiani del porto.
Quanto ai miei seni
(sono seni, queste bianche
trascurabili
piccolezze?)
a vederli, nessuno crede
che dietro ci batta un cuore.
Lei, invece, ha un corpo forte.
di dieci anni più vecchio del mio
ma inaffondabile.
La sua voce non esita mai
le sue cosce
potrebbero stritolarti.
Se servisse,
saprebbe essere crudele:
l’ho capito da come si gonfiano
le vene del suo collo
quando mi urla in faccia.
Io le dico:
«Perché ti sei tagliata i capelli?»
e lei mi accusa,
all’infinito.
Vuole che le restituisca un vecchio cardigan
di lana nera
e il marito.
Mi spinge, mi strattona.
Grida insulti e io immagino
che spalanchi la bocca per cantare.
«Perché ti sei tagliata i capelli?»
Non mi risponde.
Eppure è la chiave di tutto.
Si zittisce e piange,
diventa paonazza.
Se non temessi uno schiaffo,
le accarezzerei le spalle -
tenero rabbioso virgulto
dai capelli troppo corti
per poterti ancora
incatenare.

(M. Manchevski, Dust)
Non lasciare,
amore disperso nell’ombra,
che sia il vento ad allontanarti.
La mia voce
è più antica del vento
e più saggia del sole.
In un’altra vita
ero certa che ti avrei
riconosciuto e amato,
accolto fra i miei giganteschi
freschi seni e poi
(meravigliosa la tua morte!)
nel grande mare
del mio ventre che sorride.
Ascolta, prima di tornare indietro:
sarei bruciata fra le fiamme del rogo
come una santa, impazzita
per il morso dei tuoi serpenti
e ancora avrei cantato
del mio amore muto
del mio amore di sabbia.
L’unica condizione
era uscire di casa
nella notte
a piedi scalzi
lontano da mia madre
ricordando il mio nome.
Non l’ho saputo fare
e ora dimmi
dove ti ho perso
dove non ti sei più voltato
per trattenermi.

Immagine © Costantino Contini
Io so invidiare
e diventare cianotica.
Sembrerà un controsenso,
ma vi assicuro che è possibile.
So essere pungente,
insensata,
pesante come può esserlo
il vento
quando soffia con eccessivo vigore.
Io sono pazza
e guai a chi sostiene il contrario.
E’ l’unica mia vividezza -
vorreste levarmela?
dilatando le vocali come si conviene.
So essere spiacevole
in punta di sedia
invereconda
nelle ore più brevi della notte.
Il mio passo non è mai stato leggero.
Qualcuno mi ha accusata
a tradimento
di non esistere:
aveva ragione.
Altri mi hanno compatita,
perdendo in questo modo del tempo prezioso.
Sono un capitano senza equipaggio,
un soldato senza baionetta,
un amante senza turgore.
Avrei potuto essere uno splendente dittatore
e mi sono ritrovata ad avere nient’altro
che polvere sulla pelle.
… ci risentiamo nel nuovo anno.